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Nemmeno un partener navigatore come sergio cresto riesce a spiegarselo...


nel gennaio del 1977 Sergio Cresto per il suo ventunesimo compleanno si era regalato una settimana un pò diversa dal solito. Con Claudio Berro e Luca Pazielli era riuscito ad intrufolarsi nel giro Lancia, ottenendo anche il permesso di dare una mano nel tenere i collegamenti fra la stampa  del Montecarlo e la "performance" della squadra nel Principato. Un lavoretto da fare facendo muovere più le gambe che il cervello ma sufficiente per avere libero accesso nelle due stanze al primo piano dell'Hotel Mirabeau dove già allora mitica formazione italiana piazzava il proprio quartier generale. Per uno che solo pochi mesi prima aveva cominciato a "navigare" nei rally nazionali era già toccare il cielo con un dito prima di cominciare: figurarsi poi alla fine, quando c'era da festeggiare il puntuale successo di Munari e Maiga con la Stratos: "Loro non possono ricordarselo ma io mi ricordo benissimo di essermi congratulato con loro nella hall dell'albergo prima che si infiltrassero nella ascensore". Nel Gennaio del 1986 Silvio Maiga ha potuto restituire la cortesia, prontissimo a felicitarsi con il copilota vincitore: "La sua è stata una delle prime telefonate che ho ricevuto e fra le tante, la chiamata di Silvio è stata quella che mi ha fatto più effetto. Mi ha detto che era ora che un'italiano ce l'avesse finalmente fatta a vincere il Montecarlo e mi ha ricordato come questa sia una tappa fondamentale nella carriera  di un pilota e di un copilota. Sentirlo è stata una delle cose l'altro venerdì mi hanno dato più soddisfazione". Telefonate , telegrammi e pacche sulle spalle, Cresto ha cominciato a riscuoterli subito. Ma perché potesse compiacersi  in pieno colpaccio c'è voluto qualche giorno. Il tempo di smaltire la fatica e la sbornia che c'è da vincere il rally più famoso del mondo. Un salto a Milano per essere ospite alla Domenica Sportiva, un'altro a Torino per salutare tutti all'Abarth, poi una capatina a casa, ad Ospedaletti, prima di partire per la Svezia. E davanti al mare più bello del ponente ligure ha trovato il tempo di raccontare il suo recente passato, quello culminato con l'avventura più appagante della sua attività corsaiola.-Quando hai saputo che in questa stagione avresti corso corso con Toivonen? "Qualcosa avevo sentito dire ancora in estate ma erano voci, senza niente di ufficiale. Il primo vero approccio c'è stato durante il Sanremo e fu Ben Bartoletti a chiedermi cosa ne pensassi di questa possibilità; risposi che ero d'accordo pur con qualche perplessità: innanzi tutto volevo sapere il parere di Henri e poi valutare bene la situazione".

-Il primo contatto fra voi due com'è stato? "Buono, anche se c'era una cosa da chiarire subito. Henri con me in macchina temeva di sentirsi marcato stretto dal team: finché correva con un copilota finlandese sapeva che avrebbero sempre fatto fronte comune mentre aveva un pò paura della mia posizione che poteva sembrare di un uomo della squadra parcheggiato al suo fianco "contro" di lui. Gli ho dato le garanzie che giustamente chiedeva chiarendogli bene che io parto sempre per vincere e quindi il mio appoggio al pilota è sempre totale".

-Hai avuto problemi per adeguarti alle note di Toivonen? "No, Henri usa delle note abbastanza semplici classificando le curve in base alla loro difficoltà dividendole in lente, medie e così via come si faceva una volta in Italia. La sola differenza è che essendo in inglese viene prima il tipo della curva e poi da che parte gira. Una variante interessante che penso potrebbe essere usata da tutti in quanto analizzando bene la cosa mi sembra molto più giusto che al cervello del pilota arrivi immediatamente la curva: da che parta vada la strada in fondo lo vede con i suoi occhi".

-Visto dal di dentro, cosa hanno di diverso dagli altri questi imbattibili finlandesi? "Indubbiamente a correre con un finlandese ho trovato un qualcosa di diverso rispetto agli altri piloti ma non riesco a capire perché vadano tanto forte. Francamente non so se è una questione di tecnica, di sensibilità o di coraggio. E' davvero difficile scoprire il loro segreto e sì che ci ho pensato tanto! Oltre tutto da qualche anno vanno forte su tutti i terreni e non solo dove l'aderenza è minore, per cui abbiamo un Alen che ha già vinto due volte in Corsica e lo stesso Toivonen nell'84 sull'asfalto del Portogallo era in testa. In Finlandia ci sono pochi abitanti, e ha parte Rohrl, tutte le "top star" del rallysmo. Chissà, forse è la loro gran voglia di emergere, forse una questione di razza: gli atleti di colore sono fortissimi in atletica sui cento metri, i finlandesi lo sono nei rally. Una cosa è certa: fra quelli del Montecarlo la prova di St. Jean en Royans è quella che mi piace di più e farla su un fondo completamente innevato, durissimo, fra due muri di neve, accanto a Toivonen è stato il massimo. Dopo volevo chieder a Pianta di mettere i fari sulle portiere perché quelli davanti non servono assolutamente a niente. Per vedere la strada dovevo girare continuamente la testa ma là, forse,mi sono fatto una piccolissima idea di come possono guidare i finlandesi". -Nel preparare una gara questi "flying finn" si danno molto da fare o no?

"Il mio finlandese lavora eccome! E prima del via era arrabbiatissimo perché a causa di qualche problema con il muletto non avevamo potuto provare un paio di giorni in più. A Montecarlo, dove provare non è semplice siamo passati dalle quattro alle cinque volte sulle prove".

-Come si sta con un finlandese? "Bene! Siamo coetanei e abbiamo tanti interessi comuni al di là dei rally; la stessa passione per la musica, ad esempio, come tutti parliamo di tutto sia in macchina che fuori . Ci conoscevamo da tempo, sopratutto dopo l'Europeo dell'84 in cui avevo potuto apprezzarlo  come avversario. A forza di trovarsi negli stessi ristoranti e negli stessi alberghi fra noi si era creato un rapporto molto bello. Nelle speciali eravamo rivali ma correndo in posti strani si finiva per effettuare le ricognizioni insieme, per frequentarci molto spesso. In tutta la stagione fra noi c'erano stati solo due piccoli screzi: uno al Costa Smeralda dove lui aveva vinto davanti a Capone e me anche tenendoci dietro nella polvere quando aveva avuto dei problemi con un ammortizzatore staccato, l'altro un mese dopo in  Bulgaria  quando, in difficoltà sulla neve, eravamo stati noi a tenere dietro lui impedendogli di vincere. Uno a uno, pari e amici come prima. Quest'anno ci siamo trovati a correre insieme e la conoscenza degli anni passati è servita. Per prima cosa abbiamo cercato, per quello che è possibile, di trasformare prove e gara in una specie di divertimento. Non è facile, forse non è neppure del tutto possibile né tanto meno ci siamo illusi di esserci riusciti fino in fondo; però abbiamo fatto il possibile per non farci coinvolgere troppo dall'atmosfera dei rally e della tensione che si crea inevitabilmente. E forse è stata una delle nostre armi vincenti".



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